23-07-2009
Olio, oro d'Italia, alimento antico e prezioso come la terra
dalla quale è generato. Il Belpaese è uno dei più importanti
produttori a livello mondiale e si colloca al primo posto
per il consumo di olio di oliva. Giunta a noi nel terzo
millennio come un modello di agricoltura multi
produttiva, l'olivicoltura italiana vive una fase di transizione
destinata a cambiare la fisionomia del paesaggio se non
della stessa economia del nostro Paese. Da un lato, i sistemi
tradizionali, del cui ruolo storico, sociale e paesaggistico è
difficile fare a meno, dall'altra l'urgenza per una nuova
olivicoltura che dovrà essere capace di creare nuovi legami
tra qualità, sostenibilità ed eccellenza alimentare, disegnando
un nuovo modello olivicolo italiano, competitivo nel mondo.
L'olio d'oliva made in Italy si trova infatti oggi a dover rispondere alla sfida posta dalla crescente
globalizzazione, alla maggiore competizione che si registra sui mercati internazionali e alle esigenze del
consumatore sempre più attento. In un momento critico per il settore, con prezzi ai minimi storici e bassa
redditività, è ancora possibile un "rinascimento dell'olio italiano"?
A questa domanda ha cercato di rispondere Bayer CropScience con l'evento, patrocinato da 37 enti e
istituzioni, dal titolo "Valori e valore dell'olio italiano", che si è tenuto il 27 maggio scorso alle Cantine Due
Palme di Cellino San Marco (in provincia di Brindisi), in occasione della presentazione del volume "L'ulivo e l'olio"
della collana editoriale "Coltura & Cultura".